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Spreco alimentare, le sette regole per un consumo responsabile […]

CECILIA TOSI

123722270-3f3027d4-cbac-4c34-8c6e-a3083539b2ccAL RITMO DI CONSUMO che teniamo oggi, da qui al 2050 dovremmo utilizzare tre pianeti per sfamarci. E negli Stati Uniti, dove si raggiunge il picco della voracità, per produrre cibo si impiega il 10% di tutta l’energia consumata, l’80% di acqua potabile e i 50% di terreni sfruttabili. Secondo l’organizzazione I Value Food, gli americani sono anche responsabili dello spreco di 47 miliardi di calorie in un anno, che basterebbero a sfamare 8600 bambini.

E dire che per consumare più responsabilmente basterebbe seguire poche semplici regole stilate da Food Tank, organizzazione no profit americana che si occupa di alimentazione sostenibile.

In primis, ovviamente, ridurre gli sprechi: gettare il cibo significa rinunciare a risorse naturali. Una famiglia può ridurre la sua spazzatura pianificando i pasti e dando un’occhiata a ciò che contiene il proprio frigorifero prima di dirigersi al supermercato. Comprando solo ciò che realisticamente riuscirà a mangiare, riutilizzando gli avanzi e congelando il cibo in eccesso prima che vada a male.

Il secondo consiglio è quello di comprare cibo biologico, non solo per assumere meno tossine, ma perché l’agricoltura bio consuma meno risorse naturali e abbraccia la filosofia del circolo chiuso per riutilizzare le risorse che non consuma. E quando si fa la spesa, non bisogna scegliere merce impacchettata e raccogliere i prodotti nelle borse o nei flaconi portati da casa. Dai legumi al latte, dalla pasta ai detersivi, ormai sono molti i negozi che danno la possibilità di acquistare prodotti sfusi, con i quali si risparmiano migliaia di buste e pacchetti che non servono ad altro che a contenere il prodotto desiderato.

Mangiare meno carne, poi, significa ridurre la quantità di allevamenti industriali, che consumano molte più risorse naturali di quante ne servano per i prodotti vegetali. Secondo il Water footprint network, infatti, per produrre un chilo di carne ci vogliono circa 16.800 litri d’acqua. Senza per forza diventare vegetariani, si possono scegliere i giorni in cui non mangiare carne e possibilmente acquistarla dagli allevatori che non usano tecniche industriali.

E per le verdure si può anche fare il proprio orto, che riduce a zero i chilometri percorsi dal produttore al consumatore. Naturalmente non tutti hanno a disposizione un giardino dove coltivare i propri ortaggi, ma anche in cucina o sul davanzale si possono far crescere piccole piante, dal basilico al peperoncino, e qualsiasi fogliolina fatta in casa contribuisce a risparmiare carburante.
Le scelte alimentari devono comunque essere consapevoli: ci sono cibi più sostenibili di altri, prodotti che arrivano da dietro casa e merci trasportate dall’altra parte del mondo, verdure di stagione e frutta coltivata in incubatrice.
Prima di scegliere cosa mangiare è meglio riflettere sulla provenienza e la stagionalità di cosa ci stimola l’appetito.

Infine, sarebbe meglio trasformare il proprio impegno individuale in impegno collettivo, eleggendo rappresentanti capaci di favorire l’agricoltura sostenibile. Ci sono leggi e programmi di governo che possono frenare i sussidi che causano sovrapproduzione e spreco.

E se proprio non si riesce a evitare lo spreco, in tutto il mondo sono nate associazioni che aiutano a ridurlo e a riutilizzare le merci che andrebbero buttate.

125507152-7f2b1988-89bd-4f27-8ccf-f0a0c47f5a5aIn Italia è famoso Last minute market, il progetto di ricerca di Andrea Segrè, nato per analizzare tutti i passaggi delle filiere agroalimentari e individuare dove e perché si originano gli sprechi, e poi trasformatosi in un sistema professionale di riutilizzo dei beni invenduti dalla grande distribuzione. Last minute market, basato a Bologna, non ha magazzini né mezzi propri per il ritiro, ma permette l’incontro diretto tra domanda e offerta e riesce a riciclare l’invenduto soprattutto nel sociale e nel terzo settore.

125506865-42584286-9b4a-4079-ae33-03b12c9a51fbNegli Stati Uniti il leader del riciclo è DC Central Kitchen. Attiva a Washington DC, la società si occupa di istruire adulti disoccupati a cucinare cibo scartato, di servire pasti sani per le mense scolastiche e di “ricostruire il sistema di alimentazione urbano attraverso l’impresa sociale”. DC Central Kitchen fornisce ogni giorno 5000 pasti gratis agli homeless e soprattutto dà ai senza casa la possibilità di trovare un lavoro proprio imparando a cucinare i prodotti alimentari che altrimenti andrebbero scartati. E con questi piatti l’organizzazione fornisce alle mense scolastiche 4300 pasti al giorno.

125507134-4716379a-114f-4bdd-bd1a-e7e38ee4e78bMa il cibo in eccesso può essere conservato anche da chi solitamente lo butta. In America, infatti, è nata anche la Food Waste Reduction Alliance creata dall’associazione dei rivenditori ortofrutticoli, l’Istituto di marketing alimentare e l’Associazione nazionale ristoranti proprio per ridurre il volume degli scarti inviati in discarica assicurando percorsi di donazione o di riciclo del cibo in eccesso.

125507188-f4390f4a-2abb-4bec-936d-2a2af7c971a2In Gran Bretagna, invece, si mira a cambiare lo stile di vita con Love food (waste less) che illustra metodi per risparmiare soldi e sprecare di meno, dalle dimostrazioni live di cucina “del riciclo” alla app per smartphone che aiuta a sprecare di meno, dagli schemi prestampati per fare la lista della spesa ai planning per i pasti e per due settimane di alimentazione “al risparmio”.

125507181-b27e7e70-8214-41db-91c9-680a1e353c0aE a Berlino, naturalmente, esplode la creatività. Due cuoche di Kreuzberg hanno inventato Culinary Misfits ovvero il catering fatto con frutta e verdura di scarto. “Carote con tre gambe o barbabietole formose?”, scrivono i due tedeschi, “Verdure che non incontrano gli standard di bellezza del supermercato? Questi sono gli ingredienti con i quali lavorano le due designer Lea e Tania, perché hanno deciso di celebrare la bellezza della diversità naturale”.

125506451-e92c189f-830b-442d-81d7-2c66ce5ab524In Danimarca, regno del food design, Stop Wasting Food si è concentrata sulla riduzione degli sprechi nei supermercati e nei ristoranti. Per i primi, ha lanciato una campagna per ridurre gli sconti tre per due e tutte quelle offerte legate a grandi quantità di prodotti, sostenendo invece i prezzi bassi per le unità singole, in modo da far acquistare solo lo stretto necessario. In molti ristoranti, invece, è riuscita a introdurre le doggy bag per portare a casa il cibo avanzato.

125507626-e28cb2a9-484d-43ed-8c01-470f3eb2ff73Alcune di queste organizzazione fanno anche parte di Think.Eat.Save il network creato in partnership con l’Onu per diffondere nel mondo le buone pratiche di consumo alimentare. Tra le idee più curiose suggerite da Think.Eat.Save, ci sono i metodi tradizionali di conservazione degli alimenti, come quello Incas per le patate: tuberi resistenti al ghiaccio vengono esposti a temperature notturne molto basse dell’altopiano andino per congelarli e conseguentemente scongelati esponendoli al sole di mezzogiorno.

REPUBBLICA, 5/06/2015


 

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