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La mancanza di acqua colpisce due terzi dell’umanità […]

Andrea Barolini

Secondo uno studio dell’università olandese di Twente circa quattro miliardi di persone nel mondo non hanno acqua a sufficienza per almeno un mese all’anno.

Due terzi della popolazione mondiale non riesce, per almeno un mese all’anno, ad ottenere l’acqua di cui ha bisogno per vivere. Si tratta di ben quattro miliardi di persone, su un totale di circa 7,4 miliardi, la cui maggior parte di concentra in Cina e India (le due nazioni più popolose della Terra).

A rendere nota la cifra, impressionante, è uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista scientifica americana ScienceAdvance, nel quale si specifica anche come circa 500 milioni di persone siano costrette a patire la sete in modo continuativo durante tutto l’anno. Ciò sulla base di un calcolo effettuato considerando come affette da “severa mancanza di acqua” quelle aree nelle quali la domanda risulta due volte più grande rispetto alla disponibilità.

396062 06: A man walks on the dried, cracked landscape of Hanna Lake October 18, 2001 near Quetta, Pakistan. Once a recreation area for Quetta residents, the lake is now vacant of any business and completely dried up after over three years of drought in Pakistan and neighboring Afghanistan. (Photo by Paula Bronstein/Getty Images)

Un uomo cammina sul fondo, secco, del lago Hanna in Pakistan ©Paula Bronstein/Getty Images

La domanda di acqua aumenterà nei prossimi decenni

Ma non è tutto: la richiesta mondiale di acqua nei prossimi decenni rischia di aumentare in modo considerevole, sottolineano gli autori del rapporto, Mesfin Mekonnen e Arjen Hoekstra, dell’università di Twente, nei Paesi Bassi. Ciò principalmente a causa dell’incremento demografico, del miglioramento delle condizioni di vita medie sulla Terra, e del previsto aumento nell’uso di risorse idriche in agricoltura.

Se, come detto, la maggior parte di chi incontrerà problemi nell’approvvigionamento di tale risorsa essenziale si concentra in Cina e India, l’analisi olandese indica numerose altre aree a rischio, soprattutto in determinate stagioni dell’anno: è il caso del Bangladesh, del Pakistan, della Nigeria, del Messico e anche degli Stati Uniti (in particolare in California, Texas e Florida).

JAMAM, SOUTH SUDAN - JULY 17:   A woman carries heavy jugs of water through a muddy pond where she filled the plastic containers July 17, 2012 in Jamam refugee camp, South Sudan. Up to 16,000 refugees are in the process of being moved due to flooding in the camp as the rainy season causes problems with the flooded fields around the tents. Jamam refugee camp is approximately 80k from the North Sudan border. There are currently three refugee camps in the Upper Nile area housing 107,000 refugees from the Engassana region coming from North Sudan.  South Sudan recently celebrated it's first independence anniversary. Over the past year repeated conflict with North Sudan, corruption scandals and economic difficulties have plagued the new country. Further problems caused by the shutdown of its oil production have led to a sharp decline in its currency and a rise in the price of food and fuel. South Sudan is one of the most underdeveloped countries in the world. (Photo by Paula Bronstein/Getty Images)

Una donna trasporta due contenitori pieni di acqua nel Sudan del Sud ©Paula Bronstein/Getty Images

I cambiamenti climatici aggraveranno il problema

La stessa Fao ha infatti spiegato che nei prossimi decenni, a causa dei cambiamenti climatici “si prevede una forte riduzione del deflusso superficiale dei fiumi, assieme a inondazioni e innalzamento del livello del mare. Fattori che incideranno pesantemente sui sistemi produttivi irrigui che dipendono dallo scioglimento dei ghiacciai (come il Punjab e il Colorado) e sui delta dei bassopiani come quelli dell’Indo, del Nilo e del fiume Brahmaputra-Gange-Meghna, il delta più popolato al mondo”.

Per questo, il rapporto conclude sottolineando la necessità di introdurre misure che possano prevenire i problemi. In particolare, delle limitazioni allo sfruttamento delle acque nei bacini fluviali, l’aumento dell’efficienza nell’utilizzo, una migliore distribuzione della risorsa: fattori giudicati determinanti per ridurre i rischi non solo per gli esseri umani ma anche per la biodiversità.

LIFEGATE, 16/02/2016

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