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Cli-Fi, il genere letterario “ecologista” che racconta i cambiamenti climatici […]

Beatrice Cristalli

behemont1-900x540Makepeace Hatfield, l’eroina del romanzo Cli-Fi di Marcel Theroux, Far North, è una degli ultimi sopravvissuti di un insediamento siberiano.

Sullo sfondo dominano città abbandonate e avvelenate, una fauna selvatica occasionale, un grigio soffocante. La Terra, completamente trasformata dal riscaldamento globale, è ora patria di società umane radioattive e violente. «La bontà vive solo quando i tempi lo consentono», afferma Makepeace, che conosce bene il passato – degli errori umani – ma ricorda il sapore della speranza: abbracciando il familiare ricordo dei coloni americani, si fa promotrice di una nuova civiltà che riscopre l’umiltà e il nulla. Siamo nel futuro o, in ogni caso, in un futuro possibile.

Avvicinandosi alla climatologia, alla sociologia, alla filosofia della scienza e all’economia ambientale, Adam Trexler, autore di Anthropocene Fictions.

The Novel in a Time of Climate Change, sostiene che il romanzo sia diventato uno strumento essenziale per comprendere il mondo in un’epoca di violenti cambiamenti climatici. La narrativa, infatti, trasformando le percezioni astratte in esperienze soggettive, offre al lettore una visione di ciò che potrebbe accadere sul nostro pianeta o di ciò che sta già accadendo nel silenzio della nostra routine.

Far North non rappresenta un unicum, anzi, si inserisce in una precisa linea letteraria, la Climate Change Fiction, meglio conosciuta come Cli-Fi: la definizione è stata coniata nel 2007 dallo scrittore e giornalista nordamericano Dan Bloom per identificare un sottogenere della fantascienza che si occupa di presentare, attraverso visioni, le possibili conseguenze del cambiamento climatico, dell’inquinamento e del riscaldamento globale sulla civiltà umana. Una responsabilità letteraria che vede una preparazione scientifica sull’argomento, nonché un’abilità narrativa relativa alla conversione di quest’ultima in intrecci coinvolgenti e credibili per il pubblico.

Con scrittori quali Michael Crichton, Paolo Bacigalupi, Ian McEwan, Mark Martin, Clara Hume e altri ancora, la Cli-Fi, grazie alla potenza dei social network, si aggiudica un posto del tutto autorevole all’interno del panorama editoriale: vanta non solo di un frequentatissimo hashtag su Twitter, ma anche di due liste create dai lettori su Goodreads e diversi gruppi su Facebook. Recentissimo l’ultimo successo che conferma il riconoscimento del titolo di genere: college e università di tutto il mondo hanno ufficializzato l’inserimento della Cli-Fi nei programmi curricolari e nei laboratori di letteratura. La professoressa Jennifer Wicke afferma che è giunto il momento di abbandonare l’idea della separatezza delle discipline.

La Cli-Fi può, attraverso la realtà, la finzione, la percezione soggettiva e l’aiuto di differenti campi di studio, rimodellare e riadattare vecchi miti alla nostra età antropogenica, costringendoci a riconsiderare il nostro posto nel mondo. Tuttavia, non si tratta di un concetto completamente nuovo. Secondo il The Atlantic, in virtù di uno stretto legame tra umanità e natura, è riconoscibile un orientamento verso la Cli-Fi in Shakespeare, e ancora in Jules Verne, anche se il tema del mutamento climatico operato dall’uomo non compare nella letteratura fino a buona parte del ventesimo secolo. Sarà con J.G. Bellard, e in particolare con il romanzo

The Wind from Nowhere, che si aprirà definitivamente la strada alla “narrazione ambientale”. Ma, nel nostro presente, grazie ad una maggiore consapevolezza pubblica dei cambiamenti climatici, la popolarità dell’argomento ha reso la Cli-Fi un vero fenomeno letterario della modernità. C’è anche chi crede che possa avere un peso nello smuovere le coscienze: «Sentendosi parte di una storia si ha una percezione più precisa, più forte di quello che potrebbe accadere.

La conoscenza di questi scenari attraverso il nostro lato emozionale, può dare davvero una scossa all’opinione pubblica e portare a una pressione sui governi per l’adozione di misure lungimiranti, per evitare gli scenari peggiori», ha dichiarato in un’intervista Bruno Arpaia, uno dei primi scrittori italiani ad aver sposato il genere della Cli-Fi.

Il romanzo, dunque, ci offre ancora tempo per ripercorrere la nostra storia e riconoscere le cause del cambiamento. E questa è la forza della letteratura: fornirci esperienze per illuminare le verità della condizione umana.

Beatrice Cristalli, CULTORA, 03/2016

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