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CO2: emissioni senza precedenti in 66 milioni di anni […]

Marta Buonadonna

indexUno studio pubblicato su Nature Geoscience confronta il periodo attuale con il più clamoroso precedente preistorico

Nel 2014 sono state emesse circa 10 miliardi di tonnellate di carbonio, con un aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente e addirittura del 60% rispetto al 1990, l’anno di riferimento del Protocollo di Kyoto. Ma questo non è il solito pezzo nel quale si elencano i copevoli e si invocano soluzioni coraggiose. Ci limitamo a raccontarvi quanto emerge da uno studio appena pubblicato su Nature Geoscience i cui autori, dopo aver fatto un po’ di complicate analisi e assai complessi conteggi, sono giunti a sostenere che la velocità con la quale sputiamo CO2 in atmosfera non ha precedenti nei passati 66 milioni di anni.

Il confronto viene fatto con il Massimo Termico del Paleocene-Eocene (PETM è l’acronimo inglese), avvenuto sul nostro pianeta circa 55 milioni di anni fa: si trattò di un potentissimo riscaldamento globale che fece aumentare la temperatura media sulla terra di almeno 5 gradi nel giro di poche migliaia di anni e che durò per altre migliaia di anni con effetti simili a quelli che si cominciano a intravedere anche adesso: acidificazione degli oceani, estinzioni di massa di organismi marini, scioglimento totale dei ghiacci ai poli, alti livelli di umidità in tutto il globo. E’ a quel turbolento periodo climatico che risalgono i tassi di emissione di CO2 più alti mai registrati negli ultimi 66 milioni di anni.

Il PETM è sempre stato considerato l’analogo più vicino al cambiamento climatico in corso, ma la portata reale e il tasso di emissioni di anidride carbonica durante quel periodo erano difficili da determinare. Grazie a nuovi modelli e calcoli, Richard Zeebe e colleghi hanno confrontato i tempi del cambiamento climatico con la tempistica delle emissioni di carbonio, registrati da sedimenti marini, e hanno scoperto che si sono verificati essenzialmente allo stesso tempo. Un tale cambiamento quasi simultaneo suggerisce che le emissioni di carbonio del PETM si siano verificate nell’arco di almeno 4.000 anni. Questo vuol dire che la velocità massima di rilascio del carbonio deve essere stata inferiore a 1,1 miliardi di tonnellate l’anno.

La conclusione che gli scienziati traggono è che “l’attuale tasso di rilascio di carbonio di origine antropica è senza precedenti negli ultimi 66 milioni di anni”. Ci troviamo in un territorio inesplorato, che rende ancor più difficile fare previsioni climatiche attendibili. Quel che pare probabile agli autori è però che si rischia la disgregazione di interi ecosistemi a un livello tale che si potrebbero superare le estinzioni relativamente limitate osservate nel periodo preistorico di riferimento. La velocità dell’attuale cambiamento climatico potrebbe infatti superare la capacità di adattamento degli ecosistemi marini moderni, a differenza di quanto avvenuto milioni di anni fa, quando il cambiamento è stato molto più graduale.

Marta Buonadonna, PANORAMA, 03/2016

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